A tutti sarà capitato almeno una volta nella propria vita di dover fare i conti con un dolore di questo tipo e con i necessari riadattamenti che questo comporta.
Lasciarsi, ma in particolar modo essere lasciati, obbliga a dover gestire emozioni e sentimenti molto intensi come la delusione, la sensazione di essere stati rifiutati ed abbandonati ma anche cambiamenti concreti nelle abitudini di vita: se essere in coppia significa condividere interessi, passioni, amici e responsabilità, lasciarsi significa dover rimettersi in gioco ed affrontare la vita da soli.

Cosa accade dal punto di vista psicologico nel momento in cui la relazione finisce?

Molte persone tendono ad assumersi tutta la responsabilità della rottura, criticando se stessi e colpevolizzando i propri atteggiamenti, altre invece, reagiscono al dolore con rabbia, accusando l’altro di tutto e infangando la memoria della relazione.

La sofferenza spinge alcuni individui a chiudersi in sé stessi e il pensiero che mai più si potrà vivere una relazione del genere o trovare una persona speciale come quella perduta, spiana la strada verso la depressione.
Analogamente, si muovono nella stessa direzione, anche coloro che fingono di non soffrire e raccontano a se stessi che in fin dei conti quella persona non era così importante.

In sintesi, le più comuni risposte psicologiche conseguenti alla fine di un rapporto sembrano essere paura, disprezzo, rabbia, senso di vuoto, rancore, autocommiserazione e riduzione dell’autostima.

Come affrontare in modo “sano” la rottura di una relazione?

Dando per assodato che si vivrà un forte dolore per un bel po’ di tempo è necessario fare attenzione e far sì che quel dolore non ci devasti completamente. Per difendersi è importante fare attenzione ai pensieri killer, ossia quel tipo di pensiero disfunzionale, irrealistico e negativo che non fa altro che mantenere la persona il una condizione di stallo psicologico. Vediamone alcuni:

Innanzitutto non bisogna mai pensare che una relazione terminata sia stata “tempo perso”. Nessuna relazione fa perdere tempo e più le relazioni sono state durature e importanti, più consentono di crescere, arricchirsi ed evolversi. Le relazioni permettono agli individui di scoprire parti di se stessi che non si conoscevano prima ma anche di comprendere cosa si vuole ritrovare in un nuovo rapporto e che cosa ci si augura di non ripetere.

In secondo luogo, per superare una rottura, è necessario prendersi cura di sé stessi, soffermandosi su ciò che si vuole nel “qui e ora”, in modo tale da poter vivere appieno il presente. Prestare attenzione al qui e ora significa sforzarsi di vivere giorno per giorno, svolgendo attività che possano regalare un minimo di piacere e serenità; ciò comporta anche il sospendere più possibile le preoccupazioni sul futuro, ad esempio quelle riguardanti il tempo che passa “sono già troppo avanti ormai per riuscire a trovare qualcuno”, “di questo passo quando riuscirò ad essere madre/padre” ecc. Pensieri di questo tipo non fanno altro che aumentare lo stato di angoscia e disperazione.

Se non bisogna guardare al futuro, lo stesso vale per il passato e dunque altro errore da non commettere è rimuginare sulla causa della rottura al fine di trovare necessariamente un colpevole. Le relazioni sono il frutto di una co-costruzione e di conseguenza, co-costruita è anche l’eventuale rottura; trascorrere il proprio tempo a capire “chi ha fatto cosa” non è salutare e non aiuta nel processo di elaborazione. Come non è salutare ripercorrere nella propria mente tutti i bei momenti della passata relazione.

Ma l’errore più grande è quello di pensare di superare il dolore della perdita in poco tempo: molte persone desiderano dimenticare il compagno di anni di vita in pochi mesi, ma ciò è semplicemente impossibile. Qualcuno si da alla pazza gioia nel tentativo di affrontare la vita con una prospettiva totalmente diversa da quella che si aveva prima, qualcun altro si butta in nuove avventure secondo il vecchio detto: “chiodo scaccia chiodo”: queste tecniche funzionano per ben pochi, poiché quando finisce la pacchia il dolore sembra peggiorare e la mancanza dell’altro si fa ancora più forte.

Quando tuttavia questo percorso di elaborazione non avviene nel modo corretto è possibile che la persona si trovi a vivere forti stati di ansia o di intenso malessere che, se non affrontati per tempo, possono evolvere in uno stato depressivo. In questi casi è necessario cercare un aiuto psicologico che permetta alla persona di sviluppare un dialogo interno tale da poter accettare il dolore della perdita, attraversarlo e superarlo, così da tornare a vivere pienamente la propria vita.