Immagina di essere sul posto di lavoro e assistere a questa scena: il tuo capo fa una critica ad un lavoro svolto da due tuoi colleghi. Il primo, dopo che il capo è andato via, sbatte un pugno sulla scrivania ed inizia ad inveire contro di lui. È visibilmente arrabbiato ed offeso per le parole pronunciate dal capo.
Il secondo collega invece affronta la situazione in modo completamente diverso dal primo: raggiunge con calma il capo nel suo ufficio poiché è fermamente intenzionato a capire e ad approfondire le motivazioni che stanno dietro a quella critica.

Che cosa si potrebbe pensare assistendo ad una situazione di questo tipo? Il senso comune ci spinge a pensarrabbiarsiare “Beh ma è solo questione di carattere!Ognuno reagisce a modo suo nelle situazioni”.
Quest’affermazione tuttavia si discosta parecchio dalla realtà, poiché quello che determina il modo in cui reagiamo alle situazioni non è il carattere, né tantomeno il temperamento, bensì i nostri pensieri e, nel caso specifico i pensieri che la critica del capo ha fatto scattare nelle menti dei due colleghi.
Molto probabilmente il primo collega avrà pensato “ecco, mi ha criticato perché non mi ritiene all’altezza” oppure “mi ha criticato perché non si fida di me” o ancora “mi ha criticato perché ce l’ha con me”.
Una persona a cui si attivano questi pensieri quasi inevitabilmente è portata a reagire in modo insofferente, arrabbiato e quant’altro.

Dietro i nostri pensieri, che molte volte scattano in modo automatico e non consapevole, vi sono determinate convinzioni su noi stessi e sul nostro valore; convinzioni che si sono formate nel tempo, attraverso le esperienze del passato.
Identificare queste convinzioni e questi pensieri automatici e disfunzionali è possibile. Lavorare per modificarli ti permetterà di cambiare il tuo modo di reagire alle situazioni.